Adieu

Mi sono dimessa da presidente di Wikimedia Italia.

In questo preciso istante vi odio tutti, o quasi.
Penso siate miopi e irrispettosi del lavoro fatto fin qui, di nove lunghi anni di costruzione, e mi costringete a strapparmi un pezzo di cuore e di anima per dirvelo e per dimostrarvi quanto è vero.
Me ne volevo andare, lo sapete, ma ne abbiamo parlato e stavo lavorando duramente per lasciare tutto in ordine, perché sono una maniaca e mi piace fare le cose per bene. E invece, cazzo!, non vedo altra alternativa che andarmene seduta stante.
Non mi piace dove siamo arrivati né come ci siamo arrivati né vedervi restii a compiere il vostro dovere: prendere delle decisioni per governare questa associazione, esattamente come il vostro ruolo richiede e come io ho cercato di fare in questi anni.
Esino Lario forse è la proverbiale goccia o forse solo una scusa, non è importante. C’è un polverone nell’aria e invece di affrontarlo e domarlo avete nascosto la testa nella speranza che passi. Io non ci sto, mi spiace. Mi auguro che il progetto non sarà quel suicidio che ad oggi mi sembra (sotto tutti gli aspetti!), amo troppo questa associazione per augurarmi che fallisca così miseramente.

Sostituirmi non sarà un problema: Francesco entra di diritto in questo consiglio e voi dovrete solo riassegnare i ruoli come meglio preferite. Non so quanto possa valere un endorsement in questo particolare momento, ma se mai fosse toccato a me scegliermi un erede, beh, avrei voluto Aubrey. Fateci un pensiero, prima di mandarmi a quel paese.

Last but not least, le mie dimissioni si portano dietro una serie di incombenze, di cui dovrete cominciare ad occuparvi da subito: qualcuno che faccia le veci dell’executive director, la sua selezione, l’ufficio, ecc. Nei prossimi giorni vi girerò l’elenco di tutte le attività che ho aperte in modo che voi possiate riassegnarle.

Buon lavoro,
Frieda

ps: irrevocabili.

Lei le mani sui fianchi

Di acqua e di neve, che fa un po’ di sole e d’azzurro perché a tratti ci sono stati anche quelli. Anzi non a tratti ma quando sciava il sig. N, che dev’essere diventato il bello di famiglia perché a me il sole ha voluto baciare proprio poco.
Ma ho avuto il vento e la neve e le nuvole e la luna piena e pure la vasca da bagno! Con gli animaletti di CeeCee a farmi compagnia, dopo secoli dall’ultimo ammollo (non ricordo nemmeno più dove), a lasciarsi squagliare dalla vaga schiuma e dai muscoli indolenziti.
E di vasca in vasca oggi siamo atterrati in una cantina in Valpollicella dove per scegliere quale vino volevamo ci hanno fatto assaggiare da tutte le botti (una decina) fino ad arrivare a quella che ci è piaciuta di più. E io osservavo le botti immense e pensavo alle unità di misura delle conversazioni, se è vero che in vino veritas, cosa ci sarà mai in una botte da più di 2000 litri?

(..e si sente l’America..)

Le parlerò coi versi

Vacanza finalmente. Neve intorno, ma nuvole ovunque per il momento.. speriamo nel seguito.
Voglia di staccare il cervello, lasciar fluire i pensieri e ascoltarli, voglia di leggerezza, relax.
Ma non di fermarsi, no, non credo di aver mai saputo come si fa.
Così fotografo: cose piccole, sceme, che principalmente faccio io perché mi fanno ridere. Rido mentre le immagino e le preparo, poi guardo le foto bruttissime e mi arrendo, ma penso già alla prossima.

(..usare le mani per liberare la mente, il “cose sceme project” per ridere di me, mentre guardo dritto davanti a me per cogliere cosa passa appena fuori dal mio campo visivo..)

e la tua bocca da baciare

Bologna, esterno notte di un paio d’anni fa

Ero scesa il pomeriggio prima per parlare ad un evento del giorno dopo. Un gentile fanciullo mi aveva portata in giro per eventi, avevo cenato con una fantastica bibliotecaria e dopo cena avevo appuntamento con gli altri relatori per bere qualcosa insieme e conoscerci (si fa per dire, metà li conoscevo già).
Una bella tavolata lunga, in cui i discorsi si intersecano: cosa fai, di cosa parli, cos’hai combinato dall’ultima volta che ci siamo visti, chair che ci devi dire per domani?
Poi i saluti della buona notte e sei individui (anzi due individue e quattro individui) che si guardano e si dicono che no, non hanno sonno e che altri due passi, un altro bicchiere, se lo farebbero volentieri.

E così gironzoliamo chiacchierando per il centro di Bologna, quando uno dei sei si ferma a guardare una coppia che limona appassionatamente “No, ma guardali.. ma che invidia! Ma non vi mancano le limonate di quando avevate 16 anni? Senza fiato, che non finivano mai..”. Risa, dai vieni via, lasciali in pace!

Il resto sfuma nelle chiacchiere attorno al bicchiere della staffa, mentre Bologna chiude attorno a noi.

(..il tuo sapor mediorientale..)

Pioggia io sarò

L’altra notte alla fine non ho sognato quel che volevo, ma quello che vivo come il mio (più recente) fallimento.
La mattina ne ho poi discusso con la lurkatrice folle e le stavo dicendo che prima o poi elaborerò il lutto e mi passerà, ma lei mi ha giustamente fatto notare che io non elaboro i lutti e non aveva mica tutti i torti.

C’è voluto un incidente non grave nelle mie gite sul Tidoncello per superare quello che è successo tanti anni fa a Basil e che ha lungo ho rivissuto con la stessa angoscia, per poi scoprire che se ne avessi parlato prima con Ugo avrei ridimensionato un po’ il tutto recuperando un sacco di informazioni vitali che per qualche ragione ho dimenticato.
Ma credo sia l’unico lutto che ho elaborato.

Per qualche ragione vivo male anche l’esperienza sul posto di lavoro dove ho conosciuto la lurkatrice folle, eppure quando avevo dato le dimissioni il mio capo mi aveva trascinata alla macchinetta del caffè pronto a giocare al rialzo sul mio stipendio pur di trattenermi. Ma era il momento sbagliato della mia vita (volevo andarmene da Milano) questo sicuramente; poi eravamo partiti col piede sbagliato, ma io avevo cambiato in fretta area e capo (all’inizio era il cretino del colloquio..) ed ero caduta bene, però quel che facevo mi sembrava fuffa e ci mettevo una quantità inenarrabile di energie e tempo e notti insonni senza arrivare ad essere soddisfatta.

L’ultimo invece mi sta ancora qui e deve passare molta acqua sotto i ponti prima che mi passi. Ma mi irrita e mi condiziona parecchio in tante cose che sto facendo dove non ci penso ma se mi riguardo mi sento in dovere di dimostrare.. bravura/dedizione/nonsoché.

(..sono soltanto nuvole che dolcemente soffi via..)

Stare in disparte a sognare

Tiff è diventata grande.
Ha smesso di giocare con il fidanzato e l’amante, ha mollato entrambi (o forse da uno si è fatta mollare, ma è irrilevante) e ora ha una storia seria.
Così mi tocca mandare in pensione la bocca della verità e osservare lo scorrere quieto della vita.

Ma mi mancano i nostri oroscopi per sfatare l’inizio della giornata in metro, i nostri tete-a-tete al giappo che non c’è più, dividerci il lettone e addormentarci a metà di una frase e risvegliarci per finirla, il fascino delle bottiglie di Falanghina, le sceme al ristorante sardo, il cono gelato della sua ciucca più folle, le scarpe del matrimonio. E mi mancano ancora di più tutte le volte che una di noi due alza il telefono e chiama e parla. Perché non c’è mai stato bisogno di girarci in giro, ma dritti al sodo, considerando chi siamo, il buon sangue che non mente, e tutto quello che è successo in questi anni. Possiamo perderci per mesi, ma non ci perdiamo mai.

(..per riscaldarmi la pelle, guardare le stelle e avere più tempo più tempo per me..)

Inseguendo le distanze dentro sé

Tra i denti di CeeCee e il cervello che non si spegne da troppo tempo, sono veramente stanca.
Ho bisogno di dormire e sognare, senza pensare.
Se potessi scegliere stanotte vorrei sognare il mare che mi culli e la luna che mi ubriachi con la sua luce bianca.

(..sopra a un’onda stanca che mi tira su..)

Significati nascosti

Vorrà pur dire qualcosa se CeeCee ha una vaschetta da bagno, nell’acqua le mettiamo l’amido e ha diritto ad un certo numero di oggetti galleggianti (al momento non ne approfitta ancora, ma ci manca veramente pochissimo). Lei. Mentre io sono ancora ferma qui.

(Umpf. Forse è il caso di scrivere a Babbo Natale..)

Senza andata né ritorno, senza destinazione

Rileggo vecchi post ogni tanto. È come rileggere un libro: trovo vecchi amici, rivivo sensazioni note. Rido. Sorrido delle malinconie.
Poi ogni tanto qualcuno torna e ritrovo tra le righe di mail serie la leggerezza di certe conversazioni notturne che mi ero per un attimo dimenticata.

(..un Gattopardo che canta Ligabue non s’è mai visto prima: legge-e-ero, nel vestito migliore..)

Se è rotto non conta

Ho un caro amico che gioca sulla sua forma fisica (come direbbe un altro “Sono in forma. Tondo è una forma!”) e sulla sua esperienza dicendo “non si diventa così mica per caso, ci vuole impegno!” e in effetti non posso negare di avercene messo di impegno negli anni.
Quando ero nanerottola, le leggi vigenti nella mia famiglia prevedevano a colazione: una tazza di latte, Nesquik o Sprint q.b. e 3 biscotti. Tre biscotti quando sei una bimba ciccia ma a dieta perenne sono una bazzecola e così ero diventata campionessa mondiale nell’individuazione dei biscotti rotti: a meno di una bilancia o della corrispondenza perfetta tra due pezzi, chi mai può dire quanti pezzetti rotti servono per fare un biscotto?
Ecco, io baravo così.
..e anche adesso quando mangio i biscotti ogni tanto mi scopro automaticamente a cercare quelli rotti e pensare – colpevolmente, eh! – che se è rotto non conta!

(..che poi le Grucciole sono fatte di qualche strano materiale perché non si rompono mai!)