Confusa..

..e felice? Nah, confusa e basta.

Innanzitutto qualche punto fermo: in macchina può essere divertente una volta nella vita, ma vogliamo mettere il letto? Moolto meglio.

Poi… il mio amico invisibile preme per conoscermi, ma io francamente non ci tengo. Non voglio rovinare tutto. Un amico invisibile per essere tale non deve essere noto, no? Uhm, forse è un concetto troppo complicato, ma… io sono fatta così :-)

Adesso che mi sono fatta i capelli come Pyton (pa-i-ton, non piton, please!), anche se i miei hanno un fantastico riflesso blu, cosa ne sarà della mia vita? mi metterò a insegnare anch’io pozioni? O devo tornare bruscamente con i piedi per terra?
Non so, sono dieci giorni buoni che sguazzo nella mia coglionaggine post-adolescenziale, ma ogni tanto mi viene in mente che va bene il “post”, ma la mia adolescenza è passata da un po’…

sono confusa, ecco. Sarà anche il tempo. Diciamo che oggi Milano non mi mostra certo il suo lato migliore.

Andrò a bermi un caffè!

Come se niente fosse..

…x ora si va avanti così.
È quello che voglio? Non lo so. Ma francamente non me lo chiedo.

Mi sembra che l’orologio sia tornato indietro… tic e siamo nel pieno della mia adolescenza, tac e otto anni volano via… con un po’ meno di timidezza che una finta di idee più chiare, eccomi qui a giocare e sperimentare come una ragazzina.

Dobbiamo proprio cenare? Non posso annegare in un serico caldo corpo amico?
Non sono nemmeno rosa dai sensi di colpa. Non devo nemmeno farmene più una colpa.

Sarà lui il mio amico invisibile? Allora è un rischio dargli corda.

…adoro il rischio…

L’unica fregatura..

..è che poi mi creo delle aspettative.
Sto già iniziando a chiedermi: ma la prossima volta che lo vedo sarò/saremo in imbarazzo? (nah, lui di sicuro no) ma cosa facciamo, andiamo avanti come se niente fosse? (come abbiamo fatto 2 anni fa quando lui ha approfittato di una brusca svolta del tram x finirmi addosso e baciarmi…) oppure la prossima volta che usciamo insieme correremo al solito angolino buio o alla prima casa libera x rifarlo?

Io punto sulla seconda o sulla terza (eh,eh).

sempre a proposito di sex…

Per altri versi mi sento “liberata”. Lo so, fa un po’ ridere. Non è che prima fossi inibita o cosa, solo che ci giravamo intorno da sette anni o poco più… e stava diventando un fantoccio visibile nella nostra amicizia. Anche se portava con sé curiosità, fantasie.
Poi era il secondo, e questo mi ha dato allo stesso tempo un termine di paragone (!) e una sensazione che non so definire bene: lui mi voleva. (forse mi vuole ancora, ma questo non è importante) E non è il mio ragazzo, non ci amiamo, il sesso non è una conseguenza o un’estensione del nostro rapporto, solo una libera scelta. È questo che da ben 3 giorni mi stupisce, mi fa riflettere e dà una spinta al mio ego (auto)maltrattato.

Lo so, sono strana. Tante considerazioni su una cosa che in fondo “È all’ordine del giorno”…

Invece, per quanto riguarda il resto del discorso che avevo iniziato nel post precedente, ha influenzato la mia vita perché ho deciso di non cercarmi un’altra “altra metà della mela”, di non tentare di riconquistare la mia “altra metà della mela”, ma semplicemente di lasciare che sia.
Lasciare che la marea mi passi un po’ sopra, come sei fossi la battigia e gustarmi la sensazione del mare tra i miei granellini di sabbia, il leggero solletico, il profumo della salsedine, lo stridere dei gabbiani.. il miracolo del sole nel pallido inverno. Al di là della metafora voglio godermi le piccole cose, come nel vero senso del “carpe diem”.

Sex!

…non avrei mai detto che fare sesso con un uomo potesse essere un’esperienza catartica…Forse “catartico” non è l’aggettivo corretto, ma da Flavio Oreglio in poi ha assunto un significato diverso, anche un po’ trendy.
Quello che voglio dire è che non mi aspettavo che desse il via a tali e tante meditazioni su di me e su dove sta andando la mia vita.
Facciamo un po’ di ordine.
Su di me: io sono una e sono tante, a volte interpreto delle parti di me stessa e ne sono talmente consapevole che gli dò dei nomi (una volta facevo Bunbury…chi non ha letto “The importance of being Ernest” alzi la mano!). Bene, ho appena ucciso la mia ultima interpretazione, perché mi sono resa conto che è superata, che non è più attinente ad una mia qualche sfaccettatura. Ancora su di me: ho scoperto di essere una passionale…in realtà l’ho sempre sospettato, ma non ne ho mai avuto una riprova così netta. Le passioni (tutte) sono parte di me e giocano ruoli importanti e attivi…mai trascurarle!

torniamo a noi

le cose vanno uno schifo. cioè, certi giorni mi illudo che vada bene, che la sto superando… ma chi voglio prendere in giro? non sto superando un accidenti di niente. sto malissimo e soprattutto non voglio superare questa situazione. voglio solo tornare indietro. non ho mai pensato che la mia fosse un’esistenza “dorata”, ma a modo mio stavo bene… ma non potevo nemmeno immaginare che tutto potesse ridursi così di botto.. a puro dolore.
io ho deciso che devo essere forte. che devo farcela. vorrei piangere in continuazione, ma mi sono imposta di non farlo… al massimo quando sono da sola, ma poi mi sgrido subito. non è una valvola di sfogo costruttiva.
la verità è che non so nemmeno da che parte si possa ricominciare…
cioè, dovrei ricominciare da me, ma proprio non ce la faccio, almeno non ancora.

il vento

fuori c’è vento. tanto. l’aria quasi profuma, il cielo è azzurro, quasi terso. gli alberi risplendono in questo inizio d’autunno.
dov’è la mia grigia metropoli che ieri mi copriva come una coltre?

Autunno. Mi ritorna sempre in mente Helsinki. Sarà perché ci sono arrivata in questo periodo… sarà perché Suomenlinna era tutta d’oro e rossa quando ci sono andata.
Se chiudo gli occhi sono ancora al porto, circondata da gabbiani e cigni… senti il profumo del mare? e il suono musicale del finlandese…

Partire. Forse è questa la risposta che cerco. Tornare dove almeno per un po’ sono stata felice… chissà.

Voglio ancora il vento quando esco. mi piace quando mi soffia in faccia, mi scombina i capelli… è la carezza di un amante, un amico che mi abbraccia. mi fa volare leggera, porta con sé i pensieri, i sogni, le amarezze.

Ancora viva

…venerdì pensavo di non farcela, veramente. Stavo male, tanto male. Avrei voluto che tutto finisse da un momento all’altro. Le lacrime, il dolore, la mia vita… beh, forse davvero è finito tutto, ma questa resurrezione non la auguro a nessuno. Che senso ha alzarsi alla mattina e soffrire per arrivare a sera? Che senso ha andare avanti senza gioia, senza speranza di felicità, senza… bah.

sono in ufficio da sola. Guardo fuori e ascolto. Sotto di me scorre una delle arterie della città. La sento pulsare, vivere. I pensieri altrui scorrono e qualche pallida ombra arriva fin qui. Nell’edificio di fronte i muratori lavorano facendo un rumore sordo, costante. Come il vecchio pendolo della nonna, scandisce i miei minuti a un ritmo tutto suo. In strada un allarme suona a intervalli regolari. La gente alla fermata del bus guarda l’auto con occhi vacui, chiedendosi come ignorarla.

Cosa sono qui a fare? Se non posso vivere, qual è il mio ruolo?

Forse vedere, ascoltare e riportare.

Lacrime sparse sulla mia pagina

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Eccomi…

Ieri sera in autobus pensavo a questa cosa del blog e cercavo un nick che potesse andarmi bene. Poi l’ho trovato.
Eccomi, sono Cheeboh.
“Chee” come “Cheese”, come sorridere, perché la maggior parte del mio tempo sono una persona allegra e sorridente, ed è così che tutti si ricordano di me e mi pensano.
E poi “boh” come quelle mattine in cui ti guardi allo specchio e “Chi sei? Dove vai? Perché vai?” sono domande con due risposte possibili e “boh” è la migliore che ti viene in mente. Ma anche “boh” per quelle serate strane, come ieri, in cui la cosa migliore ho fatto è stato mandare un sms ad un amico dicendo “sono una donna stanca, su un autobus umido, in una settimana di merda…”, lui mi ha risposto “Minchia!” e io ho iniziato a ridere. Pazzesco, no? Dev’essere la pioggia, oppure “boh”.
E infine sono “Cheeboh”. Non hai capito? Leggilo ad alta voce. Non suona come “cibo”? Già. La mia “ossessione”. Ma io non sono ossessionata. O forse sì. Beh, fin qui in qualche modo ci sono arrivata. Di sicuro ingurgitando cibo. Insomma “Cheeboh” anche per essere veramente io, e non la ragazza magra che è in me che esce appena possibile… via mail, al telefono, se non ci sono specchi. Qui non ci sono specchi. Ci sono solo io. O forse questo blog è uno specchio e io ancora non lo so.
Uno specchio dell’anima.