Camminerai e cadrai, ti alzerai

CeeCee cresce e per ogni passo avanti c’è qualche pezzettino di passaggio che lascia indietro. E noi che ci eravamo affezionati ai suoi modi di dire ogni tanto ci accorgiamo che qualcosa che ci piaceva tanto non c’è più.

  • dicio (che al plurale fa dita) è diventato ormai un normalissimo dito
  • duie ora è due, ma continua a rappresentare tante cose (se le mostro un gregge e le chiedo quanti sono, mi risponde “due!”)
  • grosso, che ha sempre detto bene, era accompagnato da un eloquente gesto (tutte e due le braccia alzate sopra la testa)
  • TNT è stato per tutta l’estate Etto, primo vero tentativo di dire il suo nome, ma dalla fine delle vacanze CeeCee ha imparato a bofonchiarne il nome un po’ meglio, ma con meno fascino

(..sarà difficile lasciarti al mondo e tenere un pezzetto per me..)

Stare in disparte a sognare

Tiff è diventata grande.
Ha smesso di giocare con il fidanzato e l’amante, ha mollato entrambi (o forse da uno si è fatta mollare, ma è irrilevante) e ora ha una storia seria.
Così mi tocca mandare in pensione la bocca della verità e osservare lo scorrere quieto della vita.

Ma mi mancano i nostri oroscopi per sfatare l’inizio della giornata in metro, i nostri tete-a-tete al giappo che non c’è più, dividerci il lettone e addormentarci a metà di una frase e risvegliarci per finirla, il fascino delle bottiglie di Falanghina, le sceme al ristorante sardo, il cono gelato della sua ciucca più folle, le scarpe del matrimonio. E mi mancano ancora di più tutte le volte che una di noi due alza il telefono e chiama e parla. Perché non c’è mai stato bisogno di girarci in giro, ma dritti al sodo, considerando chi siamo, il buon sangue che non mente, e tutto quello che è successo in questi anni. Possiamo perderci per mesi, ma non ci perdiamo mai.

(..per riscaldarmi la pelle, guardare le stelle e avere più tempo più tempo per me..)

Effetti collaterali

La novità tennologica è che da un paio di volte il direttivo ha smesso di riunirsi in IRC ed è passato a Skype, dalla chat alla chiacchiera a voce il passo è lungo e ci sono un sacco di pro: si fa prima, ci si capisce meglio, si riesce a discutere senza perdersi i pezzi, ecc. Poi ogni tanto c’è qualche problema tecnico (telefonate che cadono, gente che sparisce,..) ma mediamente basta far chiamare il gruppo da quello che ha la connessione più stabile e il risultato è più che accettabile.
Siamo tutti, credo, microfonati, ma questo non toglie un po’ di distrazioni che vengono da fuori (il sig. N che mi parla..) a meno di non ricordarsi di silenziare il microfono (se piomba lì la mamma a metà di una riunione, ad esempio..). E dopo mezzanotte (trascorse già un paio d’ore dall’inizio) la concentrazione inizia a calare.

(rumore d’acqua)
F chi è che ci ha portati in bagno?
R sto lavando le ciliegie..
(..e dalle parti di Modena attaccano a ridere!)

Dammi due parole

Tra le tante informazioni (abstract, foto, short bio) che mi hanno chiesto per un convegno, ce n’è una che l’altra sera mi ha spiazzato:

in due parole (due max) come ti definiresti

Non sapendo che dire ho iniziato a tormentare gli amici online su gtalk chiedendo una mano per risolvere il mio “serissimo problema”.

Tra le tante risposte ha goduto di una certa popolarità “dolcemente autoritaria”, rapidamente scartato dopo che googlando ho trovato un simpatico annuncio che richiedeva “… lezioni di “arte romagnola” da una coppia con lui mini o normo dotato e lei curiosa e dolcemente autoritaria, primissima esperienza, max discrezione …”.

In un’altra conversazione siamo partite da “grandemente indaffarata” per finire a parlare di aviaria (e ricevere un altro link sul tema, oggi, questo!).

Il più nerd, che però mi ha risposto in differita, mi ha mandato una mail spiegandomi che lì per lì aveva un po’ travisato:

pensavo che mi stessi chiedendo:

«Mi definiresti in due parole “2”» cioè la definizione del (concetto di) numero 2.

La cosa bella è che avevo pure la risposta pronta:
“il numero due è la classe di equivalenza degli insiemi che hanno la
stessa cardinalità di: $$\{ \emptyset, \{\emptyset\}\} $$”
(sì, ho un plugin che mi permette di visualizzare il LaTeX scritto nelle mail).

(..ho passato la sera a ridere, almeno :-))

I comunisti e i nerd sì!

Natale di qualche anno fa. In rete impazzano i soliti filmati di auguri in flash a cui nessuno è immune.
Un filmato che mi arriva è però diverso dagli altri perché si fonda su un semplice assunto: Babbo Natale è vestito di rosso.
Quindi è comunista.
Quindi mangia i bambini!

Ugo (mia sorella!) l’aveva imparato a memoria e ci ha deliziato per tutto il pranzo di Natale camuffandosi la voce e urlando ad ogni piè sospinto “Papà, papà, mangia i bambini!”.

(..il titolo è di Sara, che all’osservazione di Domitilla “smettila co sta cosa che ciai bambini, che c’è mica gente che se li mangia!” ha risposto proprio così! quasi proprio così: ha aggiunto un’emoticon in fondo che io, per chiare esigenze editoriali, ho tagliato!)

Cavigliosi

Ieri sera alle 21.30 passate, al rientro da una giornata di lavoro, mentre mi mettevo i calzoncini nella speranza a) di dimenticare la giornata lavorativa e b) di rinfrescarmi un po’, mi è cascato l’occhio sulle mie caviglie.
Erano talmente gonfie che le ho accuratamente tastate mentre mi cercavo di ricordare se avevo preso delle storte poi prontamente dimenticate: l’ultima volta che ho avuto una caviglia di quelle dimensioni, è stato quando me la sono rotta.

(..per fortuna che siamo a -3 alla partenza..)

Mal di piedi

Quando era piccola mia sorella tendeva a schivare i lavoretti che le toccavano e crescendo ha iniziato a usare le scuse più improbabili, finché non ha trovato la scusa standard volutamente falsissima che è: “mi fa male un piede, non lo posso fare”.

Ecco io a metà di un lavoretto scemo mi sono accorta che sto ravanando dentro un vaso di Pandora e ho annunciato al mondo “mi fa male un piede, non posso più lavorare”, poi tra lo sgomento generale sono andata a bermi un caffè.

(..il giorno che un membro della famiglia si farà – malauguratamente – male ad un piede sul serio, avrà grosse difficoltà a convincere gli altri della sua sofferenza!)

Tappati il naso

Sabato sera a cena discorsi serissimi sulla politica e sul voto, accese discussioni con uno dei commensali che è astensionista da sempre.
Io non amo discutere di politica, è uno di quegli argomenti che mi fa lentamente sparire a lavare pentole e affini pur di non partecipare e credo sia una cosa che mi porto dietro dall’infanzia: quando si parlava di politica a tavola durante le riunioni di famiglia, mio padre e i miei zii finivano sempre per litigare. Devo ancora conoscere delle persone che riescano a discutere di politica in maniera pacata, tant’è che sabato il sig. N ed E un po’ si urlacciavano.

(..cmq anche a questo giro mi sono turata il naso e ho votato..)

Ode alla Nivea

Non c’è un errore nel titolo, non intendevo “Nives”, no, no, ce l’ho proprio con la Nivea. NI-VE-A. Bianca, soda.. barattolo blu, di latta, tondo. Quello.
Ci pensavo stanotte, mentre al buio allungavo una mano verso il cassetto del comodino, dove al tatto riconosco subito il barattolo (quello “normale” sia chiaro, perché quello piccolo non si può vedere che lo perdi e finisce subito e quello grosso stufa perché non finisce mai ed è ingombrante): la sensazione familiare del mio dito che sprofonda nel bianco, morbido, mi è familiare da più di trent’anni.
Quando ero piccola la mattina non si usciva di casa se non m’incremavo la faccia con la Nivea e la nonna non mi aveva picchiettato le guance (duplice funzione di massaggino rassodante e di assorbimento rapido della crema); un giorno che mi hanno propinato un famoso sostituto (Leocrema) l’ho annusato e sono fuggita sdegnata (in seguito ho anche controllato la consistenza e non c’eravamo proprio).
Narrano le leggende di famiglia che ancora più piccola e lasciata un pomeriggio con la babysitter io abbia accuratamente ricoperto la trapunta del lettone dei miei con il contenuto di un barattolo di Nivea.. (nessuno sa che fine abbia fatto la trapunta e se, quindi, la Nivea sia lavabile).
È un legame così profondo che i barattolini in casa sono due: metti che ne perda uno..

(..no, non mi paga il sig. Nivea. Da oltre trent’anni sono io che finanzio lui e non viceversa. Sì, il sig. N lo sa e non è geloso!)