Camminerai e cadrai, ti alzerai

CeeCee cresce e per ogni passo avanti c’è qualche pezzettino di passaggio che lascia indietro. E noi che ci eravamo affezionati ai suoi modi di dire ogni tanto ci accorgiamo che qualcosa che ci piaceva tanto non c’è più.

  • dicio (che al plurale fa dita) è diventato ormai un normalissimo dito
  • duie ora è due, ma continua a rappresentare tante cose (se le mostro un gregge e le chiedo quanti sono, mi risponde “due!”)
  • grosso, che ha sempre detto bene, era accompagnato da un eloquente gesto (tutte e due le braccia alzate sopra la testa)
  • TNT è stato per tutta l’estate Etto, primo vero tentativo di dire il suo nome, ma dalla fine delle vacanze CeeCee ha imparato a bofonchiarne il nome un po’ meglio, ma con meno fascino

(..sarà difficile lasciarti al mondo e tenere un pezzetto per me..)

Che lo sai di chi sto parlando dai

Ogni tanto lui si chiude di là per abbracciarla in pace.
Magari si porta dietro l’iPad e insieme studiano, stanno un po’ e poi lui torna, più o meno soddisfatto, ma sicuramente rilassato; spesso fischietta.
Talvolta con una scusa li sbircio dalla finestra che dà sul balcone: mi piace vederlo assorto e il loro abbraccio è speciale.
Poi, come oggi, capita che ci sia anch’io. “Perché” mi dice lui “ti svelo un segreto: sei più stonata quando fischietti che quando canti” e io rido e poi canto senza pudore (continuerò anche a fischiettare, ma a lui non l’ho detto, lo scoprirà leggendomi o sentendomi farlo sopra pensiero).

(..mi piace quanto TNT abbraccia la sua chitarra, so che sta bene quando lo fa..)

Perché gli occhi pungenti ti brillino

Mi sto perdendo.
AWS passa la vita a schivare gli ostacoli, io invece non sono più capace di vederli.
Ho bisogno di arrampicarmi, della botta di adrenalina quando sono in cima e poi mi butto giù correndo incontro al prossimo, in cerca della mia droga.
E invece sto seduta, mi guardo intorno e non vedo ostacoli. Non sono più capace di vederli?

(..se vivi vivo anch’io..)

Del mare abbiamo le profondità

Di questo weekend in cui abbiamo iniziato a vivere la primavera mi porto dietro il tutto che abbiamo fatto e il niente della leggerezza della testa.
Il centro di Piacenza e quel bar dove, chissà perché, non pensavo saremmo più tornati dopo il trasloco e invece è sempre bello quando i negozi chiudono stare lì seduti e ascoltare il mondo fermarsi, accarezzati da un po’ di aria, sorseggiando un buon bicchiere di vino e giocando con CeeCee che sgattoiola tra sedie e clienti.
E le prime fragole, spalmate sul viso di una bimba golosissima (e sul colletto della camicia e su pezzi della giacca.. ma se son buone, che importa?) che affronta la sua prima primavera da 21 mesenne consapevole, che prende l’aria in faccia e sorride al vento, tenendo me in una mano e la sua borsetta e l’enorme mazzo di chiavi da neonata nell’altra. Offrirle l’idea di patatine da scrocchiare per indurla camminare ancora un po’ e sentirsi rispondere da TNT, serissimo e concentrato sull’argomento, e ridere sorpresi.
Poi visite, soprammobili volanti che non hanno volato, cacciaviti e telecomandi, risa e baci. E prima di essere stanchi passeggiare per paesi alla ricerca di una casa davvero nostra.
Per poi ricominciare il giorno dopo volando fuori dal letto (con tempi e modi consoni di un cambio dell’ora!) per sanare le ingiustizie, quelle che non so ma che scopro quando entriamo in un negozio sportivo: TNT e CeeCee hanno le stesse scarpe da tennis (della stessa marca, via!) e da oggi anche io, che canto come un jukebox pieno di monetine, canzoni che escono da chissà dove dalla memoria e le racconto mentre camminiamo mano nella mano in un sole che oggi è più timido, forse perché non c’è CeeCee?, ma che ancora ci accompagna.
C’è tempo e c’è spazio in questa giornata che voleva essere pigra ma che trotta insieme a noi anche per stare sdraiati a letto, finalmente con la finestra aperta, per dormire, sognare, perdersi, sentirsi, distrarsi alla velocità warp, parlare e poi scattare sulla prossima cosa che dobbiamo fare.
E una cena per rilassarci e chiudere in leggerezza, (s)parlando di cose serissime, dai progetti alla politica, passando per le cose di famiglia e le aziende agricole, insieme a chi ingombrante non è.
Alla fine salutiamo tutti girando di notte con un tavolo in mano perché non possiamo dormire se non sappiamo com’è, che di notte si progetta meglio e domani bisogna ricominciare a correre.
Perché è questo alla fine che siamo riusciti a fare: camminare lentamente, a passo di bimba, intrecciando parole, mani, pensieri, canzoni, gambe, idee, progetti.

(..quando arriva il prossimo?)

Col sole in fronte

io ballo tutta la sera come se avessi vent’anni, fossi in Spagna con la Sali e volessi limonare tutti gli astanti.
io da qualche tempo quando ordino il kebab o il panino con la salamella, dico che dentro ci voglio tutto: l’unto che cola dai peperoni cruschi, l’amaro della cipolla, l’acido dello jogurt, il pizzicorio impertinente del peperoncino.
[..]
ed è vero, voglio tutto. prendere o lasciare.
la vita part time, quella, tenetevela voi.

Me lo salvo qui, ultimo omaggio ad un blog che sparisce (o forse cambia casa? non so, non ho chiesto), ad A che vive full time, a me che non voglio dimenticare mai niente.
E tutte le cose che mi vengono in mente: la canzone, quelli che limonano sui divanetti, la palla di vetro e la carta per origami, tanto per dire le prime.
E anche quelle che non c’entrano, come una bruschetta all’aglio: la mangi anche tu, vero?

(..sì..)

Il nome degli uragani

Conversando con un Luccio a volte vengono fuori cose carine

F: Secondo me fra un po’ mi pregate di smettere di mandare mail..
L: non lo so, lo sto vivendo come un fenomeno naturale
F: tipo un terremoto?
L: come se uno si trovasse dentro un uragano
F: ci sono dei motivi se gli uragani hanno nomi da donna ;-))
L: ROTFL muoro

(..che poi non è più così vero che hanno sempre nomi di donna, però ci stava :-p)

e la tua bocca da baciare

Bologna, esterno notte di un paio d’anni fa

Ero scesa il pomeriggio prima per parlare ad un evento del giorno dopo. Un gentile fanciullo mi aveva portata in giro per eventi, avevo cenato con una fantastica bibliotecaria e dopo cena avevo appuntamento con gli altri relatori per bere qualcosa insieme e conoscerci (si fa per dire, metà li conoscevo già).
Una bella tavolata lunga, in cui i discorsi si intersecano: cosa fai, di cosa parli, cos’hai combinato dall’ultima volta che ci siamo visti, chair che ci devi dire per domani?
Poi i saluti della buona notte e sei individui (anzi due individue e quattro individui) che si guardano e si dicono che no, non hanno sonno e che altri due passi, un altro bicchiere, se lo farebbero volentieri.

E così gironzoliamo chiacchierando per il centro di Bologna, quando uno dei sei si ferma a guardare una coppia che limona appassionatamente “No, ma guardali.. ma che invidia! Ma non vi mancano le limonate di quando avevate 16 anni? Senza fiato, che non finivano mai..”. Risa, dai vieni via, lasciali in pace!

Il resto sfuma nelle chiacchiere attorno al bicchiere della staffa, mentre Bologna chiude attorno a noi.

(..il tuo sapor mediorientale..)

Senza andata né ritorno, senza destinazione

Rileggo vecchi post ogni tanto. È come rileggere un libro: trovo vecchi amici, rivivo sensazioni note. Rido. Sorrido delle malinconie.
Poi ogni tanto qualcuno torna e ritrovo tra le righe di mail serie la leggerezza di certe conversazioni notturne che mi ero per un attimo dimenticata.

(..un Gattopardo che canta Ligabue non s’è mai visto prima: legge-e-ero, nel vestito migliore..)

Com’è iniziato tutto

Da un lontano passato (il 2000, l’anno del mio Erasmus), emerge questa mail. Barbara aveva scritto a Italians, la rubrica di Severgnini sul Corriere, e io dopo aver letto la sua mail le ho scritto.

ciao !!!
lo sai che mi hai fatto una bella sorpresa ?

anch’io sto studiando, sono all’università di Helsinki e sto facendo il
dottorato in chimica. tu invece sei a Otaniemi, mi immagino. Che cosa stai
facendo?

come è che sei qua (come mi chiedono sempre tutti) in mezzo alle renne?
io sono venuta un paio di anni fa. il mio ragazzo è finlandese, quindi
appartengo alla categoria di quelli che si sono trasferiti per ragioni di cuore.
vengo da Empoli, una cittadina vicino a Firenze.

quando ho scritto ad italians, volevo limitarmi solo a richiedere aiuto per il
viaggio (vado ad un congresso… niente di eccezionale). poi mi sono tornati in
mente tutti i messaggi di “pizze, partite a pallone, incontri vari etc etc” che
gli altri italiani fanno nel resto del mondo e mi sono detta: ma perché qui non
c’è niente di simile?
non so qual è la tua esperienza. io ho conosciuto diversi italiani (chi di
passaggio, chi no), ma con nessuno, ad eccezione di un paio di ragazze, ho
fatto amicizia e ci vediamo abbastanza spesso. non lo so… ho come
l’impressione che qui gli italiani si cercano di evitare l’un l’altro, invece di
fare gruppo. ad un corso di finlandese, con l’altro italiano del gruppo, ci
saremmo scambiati sì e no due frasi, mentre anche i russi avevano fatto
“comunella” tra di loro.
in italia ero abituata ad avere un sacco di amici, e penso che
questa “solitudine” sia la cosa peggiore di questo posto.
quindi se fino ad ora non ti ho annoiato (!!!!!!) con queste mie lamentele, mi
farebbe piacere restare in contatto con te e magari ci potremo incontrare.
beh, fammi sapere che cosa ne pensi.
per ora un saluto e buona giornata.

Questa sera che non hai da fare

Prima che il ricordo sbiadisca, ci sono cose degli ultimi 9 mesi che voglio ricordare:

  • l’idea che fosse la peggior PMS della storia, prima di scoprire di essere incinta
  • la faccia del sig. N quando gli ho detto che ero incinta (“e adesso cosa facciamo?”, come se fosse una cosa capitata per caso!)
  • le dormite meravigliose che mi sono fatta fino al quarto mese, quando alle 8 sera il mondo cessava di esistere
  • l’incubo di riuscire a mangiare quando la nana si metteva a testa in giù (4/5 mese e poi l’ottavo e il nono)
  • l’ultimo mese in cui non dormivo più per la sciatica, i rigurgiti, gli strozzamenti, ecc. (e sì, come sospettavo, allattare è meglio!)
  • la meraviglia di sentirla muoversi la prima volta
  • le contrazioni. Ouch!
  • l’epidurale!!!
  • i 20 kg persi (sì, come al solito faccio tutto al contrario)
  • la prima volta che ho sentito il cuoricino (7 settimane!)
  • le pose buffe in cui la trovavano tutte le ecografie (mentre si ciucciava il piede, con entrambe le mani davanti alla faccia, dormiente con il braccino sotto la testa)
  • riconoscere, una volta nata, i movimenti che sentivo mentre era nella pancia
  • non riuscire a fare più di una cosa al giorno (questo è valido sia per le settimane prima del parto che per quelle subito dopo!)
  • viverlo come un momento molto intimo e privato

..e tutto quel che mi sto dimenticando e che man mano aggiungerò qui.

(..e tutta la città è allagata da questo temporale..)